Programma CNSU 2019


1. DIRITTO ALLO STUDIO

INTRODUZIONE

Il Diritto allo Studio è uno dei settori più problematici del sistema universitario italiano. Nonostante l’aumento degli investimenti statali durante l’ultimo mandato, l’Italia rimane uno dei pochi paesi europei non ancora in grado di garantire una borsa di studio a tutti gli studenti che ne avrebbero diritto. Le risorse investite dalle regioni sono ancora insufficienti a garantire un’adeguata qualità dei servizi agli studenti e per gli atenei. Garantire il diritto allo studio, non è sempre una priorità. Il Diritto allo Studio è invece cruciale, perché rappresenta lo strumento principale affinché l’Università non sia un privilegio per pochi ma un’opportunità per molti.

AUMENTO DEL FONDO INTEGRATIVO STATALE (FIS)

Il FIS è il fondo con cui lo stato finanzia le Borse di studio. Nonostante il trend positivo degli ultimi anni di aumento del Fondo, in Italia non si riesce ancora a garantire una borsa di studio a tutti gli studenti idonei. Ci sono circa 7.500 studenti in Italia che, pur avendone diritto, non ricevono una borsa di studio. Risulta, quindi, urgente e necessario un incremento strutturale di almeno 50 milioni di Euro del FIS, così da garantire a tutti gli studenti idonei di poter fruire di un loro diritto costituzionale. È opportuno, inoltre, reindirizzare sul DSU alcuni fondi mal utilizzati dallo Stato. Il CLDS ha già fatto proposte concrete che vanno portate avanti nei prossimi anni: riallocare i 50 milioni stanziati dal Governo per il fondo “Giovani eccellenze” sul Fondo Integrativo Statale. Al posto di un fondo che garantisce un sgravio fiscale a chi assume laureati con 110 e lode, si potrebbero garantire più di 10.000 nuove borse di studio.

EMANAZIONE DEL DECRETO ATTUATIVO DEI LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI (LEP)

I LEP permettono allo Stato di determinare il livello minimo di servizi che ogni Regione deve garantire ai cittadini. Come stabilito dall’articolo 7 del decreto legislativo 68/2012, i LEP sul Diritto allo Studio devono essere definiti da un decreto ministeriale, che tuttavia, è ancora atteso da sette anni. È indispensabile che il decreto venga emanato al più presto per poter garantire ai borsisti, tra le altre cose, un importo sufficiente al loro sostentamento.

AUMENTO DELLA PLATEA DEGLI IDONEI

  • Le soglie economiche attuali per essere considerati idonei sono pari a 23.000€ di ISEE (reddito) e 50.000€ di ISPE (patrimonio) che devono essere entrambe rispettate. Esiste una fascia di studenti che esce di poco da tali requisiti (spesso anche uno soltanto) e che è necessario tutelare. Il parametro ISPE, in particolare, limita a molti studenti l’accesso alla borsa di studio. E’ necessario innalzare la soglia del parametro ISPE per recuperare tutti gli studenti in difficoltà economica e che non vengono assistiti dallo Stato.
  • Ad oggi, le borse di studio rientrano nel calcolo del reddito familiare. Questa dinamica non agevola i borsisti, che rischiano nell’anno successivo di uscire dai requisiti reddituali. La borsa di studio non è un reddito. Oltre ad essere escluso dal IRPEF, non deve rientrare nemmeno nel calcolo dell’ISEE.

SOSTEGNO PER LA CLASSE MEDIA

In un periodo storico pieno di difficoltà come quello attuale, è necessario supportare la classe media, spina dorsale del nostro paese. Sono due le principali proposte per risolvere questo problema:

  • calmierare la retta universitaria per tutti gli studenti con ISEE entro i 40.000 €, ridimensionando le tasse anche per gli studenti appartenenti alla fascia superiore ai 23.000 € non ricompresi pertanto nei parametri di reddito per accedere alle borse e ai servizi universitari.
  • incentivare lo Stato a promuovere borse ad importo ridotto e i prestiti d’onore, consistenti in crediti “concessi dalle aziende ed istituti di credito, […] destinati a sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi” (L.29112/91) come ulteriore modalità, complementare alle borse di studio, per sostenere gli studenti universitari. In questo caso però non essendo rilevanti i criteri economici ma soltanto quelli meritocratici, chiunque può accedervi. Si tratta di prestiti fino a 25.000 € per studente che vanno restituiti, anche a partire da due anni dalla laurea, con tassi d’interesse assolutamente vantaggiosi.

REVISIONE DEI CRITERI DI RIPARTO DEL FIS

Nel 2017 è cambiato il criterio di ripartizione del FIS. Si è passati da un criterio improntato sulla spesa storica al criterio del costo standard. Dopo due anni di applicazione emerge tuttavia l’inadeguatezza dell’attuale riparto dei fondi statali. Le risorse assegnate non permettono in tutte le regioni di far fronte all’esigenza di coprire i borsisti. Il decreto, valorizzabile in alcune sue parti, deve essere però rivisto nell’ottica di una riallocazione piú efficiente e trasparente.


2. INTERNAZIONALIZZAZIONE

INTRODUZIONE

Oggi il confronto diretto con l’estero è diventato sempre più un elemento decisivo all’interno dei percorsi di formazione. Oltre ad avere una valore curricolare, l’estero è soprattutto un’occasione di crescita ed arricchimento personale. Bisogna essere in grado di confrontarsi e imparare, pur senza perdere coscienza della propria identità culturale e dei propri punti di forza. Una tale possibilità di confronto è possibile non solo favorendo l’internazionalizzazione in uscita, ma lavorando anche per incentivare la mobilità in entrata, offrendo al mondo il nostro patrimonio culturale e valorizzando le nostre università, affinché lo scambio con l’estero sia equo, consapevole e quindi veramente utile e formativo.

SCAMBI IN EUROPA E INTERNAZIONALI

IN USCITA: I programmi di scambio, oltre che un’esperienza di arricchimento personale, sono un tassello didatticamente rilevante nella carriera universitaria; per questo è importante promuovere programmi di doppia laurea e scambi con università prestigiose non solo in Europa, ma in tutto il mondo, così che, oltre all’apprendimento della lingua straniera, l’esperienza all’estero garantisca un valore aggiunto anche in termini didattici. È importante stipulare accordi con università estere implementando la possibilità di conseguimento di un doppio titolo e di accesso a programmi di ricerca e master finanziati dal Miur.

IN ENTRATA: Per facilitare l’inserimento nella comunità accademica italiana per gli studenti stranieri, servirebbe promuovere la possibilità di sostenere gli esami in inglese per studenti, almeno per i primi mesi della permanenza in Italia. Inoltre sarebbe opportuno che il Ministero promuovesse l’istituzione di corsi di lingua italiana per gli studenti stranieri per facilitare un graduale ambientamento linguistico e culturale.

RICERCA PER LA TESI

È necessario l’incremento di Fondi e la previsione di nuovi Bandi per attività di ricerca durante il lavoro di tesi, che diano la possibilità ai laureandi di approfondire lo studio e di dare al proprio lavoro un profilo internazionale attraverso programmi ad hoc.

VISITING PROFESSOR

Ad oggi, la durata minima di un contratto per i visiting professor è fissata a livello ministeriale ad 1 anno, il che impone la necessità per un professore straniero di trasferirsi in Italia per un periodo eccessivamente prolungato. È necessario, pertanto, ridurre quanto meno ad un semestre la durata minima di permanenza. Sarebbe opportuno inoltre introdurre in modo omogeneo sul territorio un quantitativo minimo di ore obbligatorie di didattica, così che tutti gli studenti possano beneficiare della presenza dei professori stranieri.

MAGISTRALI IN LINGUA INGLESE

Occorre rafforzare l’offerta di magistrali in lingua inglese, favorendo così da una parte la creazione di un ambiente di studio eterogeneo e dall’altra rendendo gli studenti italiani più abituati ad un confronto internazionale. È necessario, però, che la lingua straniera non incida negativamente sulla qualità della didattica, assicurando, per esempio, una buona preparazione linguistica del personale docente.

ORGANIZZAZIONE E TEMPISTICHE

Bisogna promuovere un iter burocratico di accesso ai bandi più snello e lavorare per coordinare le tempistiche di scambio ed Erasmus con le altre università europee, ad esempio per quanto riguarda le date di uscita dei bandi e i tempi di permanenza nei paesi stranieri.

Inoltre è importante che siano introdotte delle linee guida allo scopo di armonizzare i criteri di selezione per accedere alle graduatorie del bando Erasmus+ tra i vari atenei.

3. ACCESSO ALL’INSEGNAMENTO

Il tema dell’accesso all’insegnamento degli insegnanti per le scuole primarie e secondarie è determinante e complesso. Ormai da più di dieci anni gli aspiranti insegnanti hanno subito continui cambi di disciplina e stravolgimenti delle loro aspettative lavorative. Negli ultimi mesi si è assistito ad un consistente ripensamento del FIT, ancor prima che fosse applicato. Il CLDS, nella fattispecie, ha ottenuto alcune garanzie per gli studenti per quanto riguarda il requisito dei 24 CFU tra cui un semestre aggiuntivo al percorso ordinario per permettere il conseguimento dei crediti e la progressività della tassazione ISEE per chi non fosse più iscritto all’università.

I punti di lavoro per il futuro sono:

  • Mantenere la possibilità del riconoscimento dei crediti curriculari conseguiti in ex articolo 6 e in forma extra curriculare o sovrannumeraria.
  • Permettere di concorrere a più classi di concorso contemporaneamente. Creare delle passerelle post-concorsuali che facilitino l’inserimento nella scuola secondaria.
  • Nell’azione di rappresentanza è necessario prediligere il valore della certezza del diritto piuttosto che assecondare riforme avventate che creano disordine normativo. Bastino gli esempi degli abilitati e dei docenti con 36 mesi di servizio nella scuola secondaria, e gli abilitati con 2 anni di servizio, categoria per la quale si è dovuti ricorre a concorsi straordinari per l’inserimento nella scuola primaria.

LAUREE PROFESSIONALIZZANTI

Sono state introdotte dal decreto dm 987 del 12 dicembre 2016. Questi corsi affiancano alla didattica frontale tradizionale delle attività laboratoriali e di tirocinio con l’obiettivo di formare nuove figure professionali altamente specializzate. Esse sono dotate di competenze tecniche immediatamente spendibili, e di una formazione teorica trasversale che le rende flessibili e in grado di adattarsi ai continui mutamenti del mercato del lavoro. La loro efficacia è legata a una proficua collaborazione tra l’ambito accademico e il mondo dell’impresa. Questa collaborazione non può prescindere da un sistema integrato su scala nazionale che coinvolga il ministero e le associazioni d’impresa, al fine di limitare uno squilibrio delle opportunità formative legato al contesto lavorativo territoriale.

DIDATTICA

L’introduzione di queste nuove modalità di corsi di laurea non risponde esclusivamente ad un’esigenza del mercato del lavoro o del modello europeo, ma persegue anche le finalità di un tipo di didattica che vuole arricchire dal punto di vista qualitativo lo studente. Ogni corso di laurea universitario, anche i percorsi umanistici, dovrebbe infatti contribuire alla costruzione di una personalità capace di dare una forma concreta alle competenze e capacità acquisite durante il percorso di studi, servendosi di metodi coerenti con gli obiettivi del corso di studi.

4. FFO

Si tratta del fondo di finanziamento ordinario, ossia la principale risorsa economica degli Atenei. Attualmente il fondo ad ammonta a circa 7 miliardi di euro, una somma che non è in grado di soddisfare le esigenze delle Università.

INCREMENTO DELLA QUOTA BASE

L’ammontare del FFO è ripartito attraverso una quota base (definita sulla base di un costo standard per studenti) e una quota premiale (stanziata quasi essenzialmente sui risultati della valutazione della ricerca compiuti da ANVUR). Data la condizione di attuale sottofinanziamento del sistema universitario, e considerata la mancata razionalizzazione dei costi di alcuni atenei, la sola quota base non è sufficiente alla copertura dei costi degli Atenei. Sarà necessario, quindi, per evitare la chiusura di Atenei in difficoltà sia, in un’ottica di lungo periodo, valutare azioni di accorpamento sia, immediatamente, ridimensionare la quota premiale in funzione di quella base. Si garantirebbe, così, pari possibilità di servizi a tutti gli studenti degli atenei italiani evitando che la quota premiale risulti una manovra punitiva piuttosto che un incentivo.

RIPENSAMENTO DELLA QUOTA PREMIALE

Una volta soddisfatte le esigenze strutturali delle università, la quota premiale può risultare un utile strumento per tendere verso una crescita degli atenei e del sistema universitario nel complesso. È necessario però inserire la didattica, e non solo la ricerca, tra i criteri principali sulla cui base stanziare la quota premiale. Sarebbe in questo senso utile anche la creazione di un fondo che vada a premiare i dipartimenti che si distinguono per qualità della didattica.

5. MEDICINA

NUMERO CHIUSO E TEST D’INGRESSO

Il Diritto allo Studio racchiude in sé due fondamentali aspetti: la possibilità di decidere in merito alla propria formazione e la possibilità di ricevere nel percorso scelto un insegnamento di qualità.

Per queste ragioni, è fondamentale programmare l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Il numero di studenti deve essere calcolato in base alla disponibilità delle scuole di specializzazione e alla reale necessità del SSN.

Ad oggi gli Atenei ammettono al corso di Medicina un numero di studenti poco inferiore a quello che in realtà potrebbero sopportare. È necessario ammettere tutti gli studenti che le strutture possono sostenere ma il margine di aumento è decisamente limitato.

È necessaria, quindi, una programmazione intelligente del numero degli studenti, calcolato in relazione alle disponibilità delle scuole di specializzazione e alla effettiva domanda di medici all’interno mondo lavorativo, così da fornire al Paese professionisti formati in numero adeguato al reale fabbisogno del SSN. La programmazione risulta quanto mai urgente alla luce delle previsioni degli ingenti pensionamenti dei prossimi anni, e dell’insufficiente numero di borse di specializzazione.

TEST

Il test è sicuramente uno strumento necessario, pur non essendo sempre in grado di selezionare in maniera efficace gli studenti, al fine di una programmazione ponderata e studiata del numero di medici. È necessario, pertanto, che il test d’ingresso si basi il più possibile su competenze e capacità proprie del medico, mantenendo comunque le necessarie discipline scientifiche di base.

La prospettiva di un migliore orientamento alla scelta della carriera universitaria negli ultimi anni di scuola superiore è indubbiamente affascinante e quantomai necessaria, poiché permetterebbe di accompagnare lo studente ad una scelta consapevole e ragionata rispetto al percorso da intraprendere.

FREQUENZA OBBLIGATORIA

Nel corso di Medicina la frequenza obbligatoria in alcuni casi non è una strategia funzionale per garantire una formazione di qualità. Innanzitutto, il fatto di dover frequentare le lezioni senza che queste siano percepite come utili porta spesso lo studente a partecipare passivamente.

Tuttavia, uno studente all’inizio del percorso ha bisogno di una didattica che lo guidi il più possibile, quindi per questo motivo crediamo che la frequenza obbligatoria debba essere mantenuta nel primo triennio, essendo funzionale all’apprendimento di un metodo di studio e all’approccio critico verso le forme di didattica proposte.

Inoltre, anche a causa dell’aumento delle ore di didattica e attività professionalizzanti, riteniamo che lo studente debba poter gestire il tempo della propria formazione, ad esempio rinunciando alla lezione frontale per poter frequentare un tirocinio o viceversa.

LAUREA ABILITANTE

Con il Decreto ministeriale n. 58 del 9 maggio 2018 è stata introdotta la “laurea con abilitazione”, che ha imposto una riorganizzazione dei Corsi a livello dei singoli Atenei. Mancando un processo di transizione unificato, si è però creata una notevole incertezza sulla sua applicazione (in particolare per gli studenti immatricolati negli anni 2013/2014 e 2014/2015).

Le priorità sul tema sono le seguenti:

Il tirocinio pre-lauream deve mantenere le stesse caratteristiche di quello post-lauream, soprattutto per quanto riguarda l’acquisizione delle competenze cliniche e tecniche, garantite ad oggi dallo stretto rapporto 1:1 tra studente e medico. Il tirocinio pratico-valutativo deve prevedere che ogni tutor guidi e valuti il raggiungimento di skills di un singolo studente.

Le date del nuovo Esame di Stato devono seguire di poco le sessioni di laurea, che sono tuttavia previste in periodi differenti nei vari Atenei. Sarebbe opportuno uniformare le date delle lauree per permettere a tutti i laureati di una stessa sessione di accedere alla medesima prova abilitativa, già prevista dal DM nei mesi di Luglio, Novembre e Marzo.

La nuova modalità dell’Esame di Stato, sulla linea del Training Test, prevede l’eliminazione del database di domande e la valutazione del candidato sulla base della capacità di applicare il ragionamento clinico. Auspicando che non riduca eccessivamente il numero di abilitati (creando un ulteriore “imbuto”), tale modalità risulta più idonea a valutare la capacità di applicare le conoscenze cliniche e precliniche acquisite dallo studente.
Inoltre, dato che la nuova tipologia di domande è stata sperimentata solo una volta (Training Test 2018), sarebbe utile produrre bibliografie e ulteriori simulazioni per favorire un graduale adattamento al nuovo sistema e per calibrare la difficoltà delle prove.

Date le tempistiche, è cruciale che per le coorti 2013/14 e 2014/15 si prosegua con la vecchia modalità di abilitazione, attraverso la posticipazione degli effetti del DM alla coorte 2015/16, così da garantire agli atenei il tempo necessario per riorganizzare il piano didattico, ai tutor il tempo di aggiornarsi e agli studenti di programmare la frequenza nei reparti.

ESAMI FONDAMENTALI

Le direttive ministeriali stabiliscono che per svolgere i tirocini pratico-valutativi per l’ammissione all’Esame di Stato, occorre aver sostenuto tutti gli esami fino al quarto anno.

Questa imposizione porta con sé alcune problematiche:

1. Disparità tra i Corsi di Laurea: il Piano di Studi dei primi quattro anni di corso prevede esami differenti nei diversi Atenei. Agli studenti è non richiesta, quindi, una preparazione omogenea per accedere allo stesso tirocinio pratico-valutativo. Si tratta di una differenza non solo qualitativa, ma anche quantitativa per via del numero di esami e dell’ammontare totale dei CFU.

2. Rallentamento della carriera universitaria: Ad ora, nell’ultimo anno di corso è agevole per gli studenti recuperare gli esami arretrati. Con l’entrata in vigore della riforma, gli studenti avrebbero meno libertà nell’organizzazione delle sessioni d’esame, dovendo dare la precedenza agli esami dei primi quattro anni.

Il rischio è duplice: da un lato un probabile aumento di fuori corso e dall’altro un minore approfondimento e preparazione degli esami.

È pertanto necessario rendere obbligatorio il conseguimento solamente di una percentuale dei CFU dei primi quattro anni, invece che la loro totalità.

SCUOLE DI SPECIALITÀ

L’accesso alle Scuole di Specialità ha la funzione di far entrare nel SSN i medici abilitati e deve perciò adeguarsi alle necessità della sanità pubblica e ai cambiamenti che stanno riguardando l’abilitazione alla professione medica.

Nonostante le numerose possibili migliorie, il primo punto, insindacabile, è l’aumento da parte dello stato delle borse di specializzazione e di Medicina Generale per ridurre il deficit degli specialisti.

Per quanto riguarda le necessità della sanità pubblica, i dati della FIASO stimano che nel 2022 si attesterà una carenza di 11.800 medici. Per sanare questa perdita è necessario favorire già da quest’anno l’ingresso alle scuole di specializzazione, dal momento che il percorso per diventare professionista ha una durata di almeno quattro anni.

Inoltre, ogni anno vengono bandite circa 6.700 borse SSN ad altrettanti studenti, tuttavia è superiore a 500 il numero di borse assegnate a studenti che abbandonano la specializzazione. Questa perdita è in parte dovuta alla distanza temporale tra il test MMG e quello SSN, che spinge i medici abilitati ad accettare posti di formazione nell’attesa del test successivo.
È pertanto necessario recuperare l’importo delle borse perse e pianificare meglio i bandi, permettendo di ridurre tale fenomeno.

PROFESSIONI SANITARIE

DURATA: Attualmente, solo il 2,9% dei laureati triennali dei CdL di Infermieristica sceglie di affrontare la laurea magistrale, mentre la maggior parte preferisce rivolgersi al mondo del lavoro. La durata del CdL triennale è troppo breve per un adeguato approfondimento delle materie, i corsi ed i tirocini sono troppo sovrapposti e la qualità della formazione ne è inficiata.

La Conferenza Permanente delle Professioni Sanitarie ha proposto di aggiungere un quarto anno di corso così da garantire un maggior approfondimento delle discipline, una migliore distribuzione degli esami e una maggiore qualità delle attività professionalizzanti.

La possibilità di introdurre un quarto anno dovrebbe essere valutata, oltre che nei CdL di Infermieristica, anche nei CdL delle altre Professioni Sanitarie, valutandone la necessità caso per caso.

ACCESSO: Inserire una prova unica e nazionale consentirebbe di competere per più sedi e più corsi contemporaneamente. Il test d’ingresso per le Professioni Sanitarie, infatti, pur non essendo identico a livello nazionale, si svolge lo stesso giorno in tutta Italia, impedendo ad uno studente di sostenere la prova in sedi diverse e riducendone le probabilità di entrare nel corso di interesse, con la conseguenza di un elevato numero di abbandoni e di fuoricorso.

SCIENZE MOTORIE

Attualmente, il laureato triennale in Scienze Motorie possiede un bagaglio di conoscenze e competenze molto ampio, ma che tuttavia non può essere speso negli ambiti di competenza, sia per un mancato riconoscimento giuridico dello Scienziato Motorio, sia per una mancanza di tutele professionali da parte dello Stato.

Crediamo che l’istituzione di un Albo o di un Ordine Professionale sia un passo fondamentale verso l’individuazione del laureato in Scienze Motorie come categoria professionale e fiscale, così come verso l’ammissione del suo valore sociale. Allo stesso tempo, pensiamo che sia necessario riconoscere la laurea in Scienze Motorie (o equivalente diploma I.S.E.F.) come titolo abilitante alle professioni inerenti al percorso di studi, valorizzando la preparazione universitaria rispetto a percorsi privati di pari valore formativo.

Per quanto riguarda le lauree magistrali, LM-67 e LM-68, è necessario che vengano individuate le competenze specifiche, passo decisivo per la creazione di due professioni particolari, rispettivamente nell’ambito di “Prevenzione secondaria, terziaria, recupero della Salute e della migliore Efficienza Fisica attraverso l’Attività Motoria” e nell’ambito della realizzazione e innovazione delle attività sportive rivolte alle diverse età, con riferimento allo sport di alto livello e allo sport per tutti.

6. RICOSTRUZIONE UNIVERSITARIA POST-TERREMOTO

DATI RISPETTO AI DANNI E AI FONDI STANZIATI

Dopo aver svolto un’analisi sui fondi stanziati per la ricostruzione post-terremoto rispetto a 2 atenei marchigiani, quello di Macerata e quello di Camerino. I danni del terremoto solo a Camerino sono stimati all’incirca per più di 30 milioni. Riportiamo di seguito i fondi stanziati per i due atenei nel quadriennio 2016-2019:

  • UNIMC (Università degli studi di Macerata) – 20 milioni circa –

Il ministero si impegna ad assicurare all’ateneo per il quadriennio 2016-2019 venti milioni di euro così suddivisi: 4 milioni per il 2016, 6 milioni per il 2017, cinque per il 2018 e ancora cinque per il 2019. Di questi, 17 milioni sono destinati alla costruzione di nuovi edifici, locazione, ripristino e miglioramento della sicurezza di quelli danneggiati dal sisma. I restanti 3 milioni potranno essere investiti a sostegno della contribuzione studentesca. Per il triennio 2017-2019 sarà inoltre garantita un’assegnazione della quota base e della quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario percentualmente pari a quella del 2016.

  • UNICAM (Università degli studi di Camerino) –22 milioni circa—

Una quota di questi finanziamenti sarà destinata a compensare le mancate entrate dovute alla minore contribuzione studentesca: 7 milioni dello stanziamento per il 2016 per l’anno accademico 2016/17; 7 milioni per il 2017 per l’a.a. 2017/18; 5 milioni per il 2018 per l’a.a. 2018/19; 3 milioni per il 2019 per l’a.a. 2019/20. Il contributo per la costruzione e locazione di nuovi edifici, il ripristino e il miglioramento della sicurezza degli edifici propri collocati al di fuori del centro storico di Camerino, parzialmente danneggiati dal sisma, per il 2016 è fissato in 3 milioni di euro e sarà rideterminato per gli anni successivi sulla base di un piano programmatico presentato dall’Ateneo fino a concorrenza massima comunque di 3 milioni di euro annui.

ANALISI RISULTATI RICOSTRUZIONE

Quasi a conclusione del quadriennio, possiamo dire che i risultati della ricostruzione sono scarsamente visibili; questo è dovuto a una serie di problematiche:

  1. Un iniziale deficit di fondi stanziati rispetto ai danni strutturali, che si aggrava considerando anche le perdite dovute alla minore contribuzione studentesca. In effetti si sono rese necessarie delle agevolazioni che a volte hanno rappresentato degli esoneri totali rispetto alla tassazione (caso UNICAM).
  2. Mancanza di coordinamento tra le varie autorità competenti alla ricostruzione e gli atenei, che non sono stati considerati come dei veri luoghi strategici per la vita economica e sociale del territorio. 
  3. Assenza di procedure realmente efficienti per l’utilizzo dei fondi stanziati. Queste hanno portato a dei considerevoli rallentamenti generalizzati sia in ambito universitario che non: le attività di ricostruzione sono ferme a diversi livelli o comunque non procedono celermente.

PROPOSTE DI REVISIONE E MIGLIORAMENTO

Visti i danni e i fondi stanziati e considerati gli scarsi risultati, per le ragioni già evidenziate, ci sembra utile avanzare alcune proposte:

  1. Proroga dello stanziamento dei fondi in proporzione alle reali esigenze ancora presenti dopo l’utilizzo del primo finanziamento quadriennale; per assicurare quanto meno una copertura dei costi strutturali sostenuti. (Valutare possibilità di utilizzare fondi europei troppo spesso inutilizzati?)
  2. Immediata modifica delle procedure di utilizzo dei fondi stanziati per assicurare una rapida ed incisiva distribuzione e utilizzazione dei medesimi (pensiamo in particolare alle procedure di appalto pubblico che stanno immobilizzando la ricostruzione post-terremoto). 
  3. Gestione partecipata dei fondi e dei piani di ricostruzione tra gli atenei e le autorità competenti (in particolare con la regione e il commissario della ricostruzione).

NOTE FINALI

I dati sono stati raccolti principalmente da testate giornalistiche locali e all’interno della sitografia universitaria. Ci riserviamo di inviare ulteriori dati nei prossimi giorni, dopo aver contattato l’architetto d’Ateneo, per darvi tutte le informazioni utili al fine di avanzare delle proposte il più possibile accurate e concrete, evitando di scadere nella troppo diffusa propaganda inconsistente basata solo sugli slogan elettorali.

7. RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI

Durante gli ultimi mandati sono emerse alcune problematicità sullo scopo del Cnsu, sulla sua efficacia e sul suo Collocamento all’interno dell’iter decisionale del Ministero. Non sempre è stato ascoltato e non sempre riesce a perseguire l’interesse degli studenti.

Questo per molteplici ragioni:

In primo luogo è evidente come l’instabilità politica dei governi in italia non facilita un rapporto costruttivo e di lungo periodo tra l’organo e il Ministro. Solamente nel corso dell’ultimo mandato si sono avvicendati al Miur ben tre differenti Ministri e due capi di gabinetto.

In secondo luogo, è emerso evidentemente come l’interesse degli studenti non è sempre considerato di primaria importanza da chi governa il paese, e talvolta anche da chi governa l’Università.

Infine, le liste che negli ultimi due mandati hanno espresso la presidenza, troppo spesso hanno cara un’azione di rappresentanza estremamente politicizzata e rivendicativa. Innumerevoli sono stati i pareri aprioristicamente contrari a qualsiasi proposta del Miur (a prescindere dalla bandiera politica del momento) e innumerevoli sono state le richieste semplicistiche di aumento strutturale dei fondi in qualsiasi direzione e di assistenzialismo con la perdita di qualsiasi visione meritocratica o di sostenibilità realistica e pratica.

Noi abbiamo iniziato e proponiamo nuovamente una visione totalmente diversa del rapporto tra l’organo studentesco (di cui conosciamo i limiti e i pregi) e le istituzioni ministeriali e parlamentari che le decisioni le prendono. Certi e inflessibili di fronte alle verità e alle idee che portiamo avanti, abbiamo cercato di coltivare un rapporto di dialogo e collaborazione con i più alti dirigenti del Ministero a prescindere dal loro colore politico ma in virtù dell’idea secondo cui se si vuole portare una novità, un miglioramento, una crescita reale all’Università non ci si può limitare ad urlare, a rivendicare, a contrastare ma è necessario ascoltare, correggere, proporre e dialogare. Non a caso le principali conquiste di questo Cnsu, come le borse di specialità e il miglioramento del Fit (prima della sua recente abrogazione) sono frutti di nostre proposte e dei rapporti costituiti nel tempo con chi le cose può effettivamente cambiarle. Non ci siamo mai asserviti, esprimendoci fortemente contrari quando lo ritenevamo necessario ma smussando le nostre posizioni quando era più opportuno per il bene degli studenti e della comunità accademica.

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