CNSU 2022-2025

Per il triennio 2022-2025, il CLDS ha presentato la propria candidatura in tutte e quattro le Circoscrizioni (o “Distretti”) in cui è suddiviso il paese: Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud

 

Nel I Distretto, quello del Nord-Est (Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche), il CLDS si è presentato con la denominazione “Student Office – Obiettivo Studenti”. I candidati sono Jacopo Toccoli (Bologna), Giorgio Maria Irone (Ferrara), Francesca Bonaduce (Macerata), Anastasia Fortuni (Ancona), Carlo Conotter (Trento), Giacomo Bandioli (Parma), Tommaso Gasparini (Padova) e Nicola Garibaldi (Piacenza).

 

Al Nord-Ovest (Piemonte, Lombardia e Liguria – II Distretto) i candidati del CLDS, che ha riunito le liste “Obiettivo Studenti – Lista Aperta – Ateneo Studenti” sono Pietro Rioldi (Milano Statale), Ludovica Salano (Varese), Luca Sammarini (Milano Bicocca), Maria Zini (Milano Politecnico), Giovanni Portaluppi (Milano Bocconi), Matteo Monteverdi (Milano Cattolica), Elena Mirone (Torino), Miriam Marchesi (Genova) e Giulia Tonini (Pavia). 

 

Nel distretto del Centro Italia (III Distretto – Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo), il coordinamento si presenta con il nome “Obiettivo Studenti – Student Office” e i candidati sono Leonardo Monni (Roma), Carlo Spadoni (Firenze), Giacomo Costanzi (Siena), Anna Maria Brusciano (Perugia), Thomas Magliocca (Teramo) e Francesca Riga (Teramo).

 

La Circoscrizione del Sud, IV distretto, dove il CLDS si è presentato con la denominazione “Obiettivo Studenti – Ateneo Studenti”, conta 7 candidati: Giuseppe Turiano (Reggio Calabria), Giuseppe Russo (Catania), Federico Suppressa (Lecce), Alfonso Sementa (Caserta), Giuseppe Nestola (Bari), Gabriele Cefaliello (Bari), Marco Ranaldi (Salerno).

 

(si apre in una nuova scheda)

(si apre in una nuova scheda) 

IL NOSTRO PROGRAMMA

DIRITTO ALLO STUDIO

Il Diritto allo Studio (d’ora in poi: DSU) è uno dei comparti nevralgici del sistema universitario italiano. La sua rilevanza, a livello normativo, risiede direttamente nella Costituzione, dove, all’articolo 34, viene sancito che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Nonostante la sua rilevanza giuridica, il comparto DSU è stato vittima di un pesante sottofinanziamento, che ne ha compromesso l’efficacia.

In nostro Paese è contraddistinto da un sottofinanziamento strutturale del comparto universitario, basti pensare che nel 2018 in istruzione terziaria veniva speso lo 0,9% del Pil, al quart’ultimo posto tra i paesi OCSE, contro una media di quasi il doppio. In questa situazione, anche gli investimenti in materia di DSU risultano trascurati.

La risposta dell’Unione Europea all’avvento della pandemia è stata contraddistinta da un massiccio intervento economico. La quantità di investimenti che sono stati finanziati tramite il Recovery Fund ha parzialmente invertito la tendenza al sottofinanziamento che dal 2012 era il leitmotiv nel nostro Paese.

Poste queste premesse, lo stato dell’arte attuale è caratterizzato da un’ancora insufficiente finanziamento regionale che non permette di garantire un’adeguata qualità dei servizi agli studenti. Anche da parte statale il DSU risulta non essere al vertice delle priorità. 

Nel prossimo triennio sarà necessario operare su tre vettori d’azione: rendere strutturali le risorse del PNRR, incrementare le risorse e razionalizzare i processi al fine di allocare ed utilizzare le risorse disponibili nella maniera più efficiente.

SUPPORTO PSICOLOGICO

Il CLDS riconosce il ruolo dell’Università nella promozione di una cultura della salute mentale, la cui rilevanza è emersa in modo sempre più evidente a partire dal periodo di emergenza sanitaria. Benché una risposta risolutiva alle fragilità psicologiche non rientri tra gli obiettivi primari dell’Istituzione Universitaria, riteniamo sia urgente intervenire. 

Crediamo infatti che l’Università, per la posizione privilegiata che ricopre come ultimo grande contesto di aggregazione sociale prima della vita professionale, sia una realtà decisiva per lo sviluppo della consapevolezza di sé e delle proprie difficoltà. Per questo motivo tale Istituzione non può limitarsi a coprire il ruolo di mero intermediario tra studenti che esprimono un’esigenza e soggetti in grado di soddisfarla. Bensì riteniamo che l’Università sia un “ente sentinella” ideale, poiché ha la possibilità di far venire alla luce e dunque intercettare il bisogno dello studente, che può estendersi anche oltre l’ambito universitario stesso. Da qui la necessità che essa sia uno spazio dove innanzitutto il tema sia reso sensibile e vi siano servizi adeguati in grado di identificare il bisogno ed eventualmente reindirizzare gli studenti verso enti competenti. 

Attraverso le liste del coordinamento, in varie realtà universitarie come Politecnico di Milano e Università degli studi di Milano Bicocca, il CLDS ha richiesto e lavora per un aumento dei fondi stanziati per il supporto psicologico degli studenti. 

Del servizio di counselling, ancora sconosciuto a gran parte degli universitari nonostante la domanda dello stesso sia in crescita, si avvalgono circa l’1% degli iscritti nelle due università (al Politecnico ne hanno usufruito 610 persone su circa 45.000 studenti, mentre in Bicocca sono state fatte 2000 sedute da circa 500 studenti, su un totale di 35.000 studenti).

Resa evidente la necessità espressa dagli studenti che questo servizio sia maggiormente accessibile, riteniamo primario un potenziamento dello stesso con l’obiettivo di: 

  • Sostenere gli studenti nell’affrontare problematiche inerenti alla scelta universitaria e ai processi di apprendimento
  • Fornire supporto nella gestione di ansia e stress, motivate specialmente da pressioni accademiche
  • Cercare di rispondere alla necessità di supporto psicologico in forte aumento dopo il periodo pandemico legato a problematiche relazionali e comportamentali. 

Per questo motivo crediamo che un’azione coordinata delle istituzioni sia indispensabile per sensibilizzare la comunità accademica e per poter offrire un servizio adeguato, senza che le singole università siano costrette a sottrarre fondi destinati al finanziamento di altre attività. 

Basandoci su modelli di università italiane in cui questo servizio è attivo e funzionante, stimiamo sia necessario uno stanziamento di circa 20.000.000€. Questo avrebbe una doppia finalità: 

  • Un incremento dei fondi per il counseling psicologico gratuito, così da garantire:
    • Un’estensione del servizio ad un numero maggiore di studenti in modo tale che la crescente domanda sia soddisfatta. Questa deve essere accompagnata da una promozione capillare dell’offerta e da una sensibilizzazione da parte degli atenei sul tema.
    • Un aumento del numero minimo di incontri disponibili al singolo studente a seconda del bisogno manifestato. Questo consentirebbe di individuare con maggior accuratezza qualora il bisogno dello studente sia di natura più profonda, e quindi necessiti di un reindirizzamento a servizi specifici.
  • Un aumento dei fondi destinati alla creazione di convenzioni tra l’università e centri terapeutici in grado di offrire servizi a prezzi calmierati agli studenti. A tale proposta devono essere affiancate policy per favorire l’incontro tra università e realtà locali con l’intento di creare una rete sul territorio.

FONDO INTEGRATIVO STATALE E PNRR

Per il periodo di riferimento del PNRR gli importi delle borse di studio e i requisiti di eleggibilità per l’accesso alle stesse sono definiti con decreto del MUR. Il PNRR prevede l’aumento della platea degli studenti idonei per arrivare a erogare almeno 336 mila borse di studio. Con il DM 1320/2021 sono stati aumentati gli importi delle borse di studio, in media, di €700, e ampliati i requisiti di reddito fino a ISEE €24.335,11 e ISPE €52.902,43. I fondi previsti dal PNRR per il triennio 2022-2024 sono €500mln, cifra non sufficiente a garantire l’erogazione dei benefici del DSU a tutti gli studenti idonei. Attualmente ci sono in Italia circa 3.300 studenti idonei non beneficiari, la nuova riforma, seppur giusta, rischia di aumentare questo numero. Occorre stanziare più fondi a copertura della manovra e rendere strutturale l’aumento degli importi delle borse e l’allargamento dei requisiti di reddito. 

BANDO UNICO PER L’ACCESSO AL DSU

Il fenomeno dell’Idoneo non beneficiario, tipicamente italiano, è caratterizzato da una carenza di risorse, ma anche delle modalità di accesso ai bandi eccessivamente complicate e differenti a seconda dell’ente per il diritto allo studio di riferimento.

Proponiamo di istituire un unico punto di accesso online per presentare la domanda di accesso ai benefici del diritto allo studio. Tale processo non richiederebbe particolari costi di realizzazione, faciliterebbe gli studenti e consentirebbe al Ministero di disporre in tempo reale dei dati statistici relativi al numero di richiedenti e di idonei ai benefici.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Oggi il confronto diretto con l’estero è diventato sempre più un elemento decisivo all’interno dei percorsi di formazione. Oltre ad avere un valore curricolare, è soprattutto un’occasione di crescita ed arricchimento personale. Bisogna essere in grado di confrontarsi e imparare, pur senza perdere coscienza della propria identità culturale e dei propri punti di forza. Una tale possibilità di confronto è possibile non solo favorendo l’internazionalizzazione in uscita, ma lavorando anche per incentivare la mobilità in entrata, offrendo al mondo il nostro patrimonio culturale e valorizzando le nostre università, affinché lo scambio con l’estero sia equo, consapevole e quindi veramente utile e formativo.

SCAMBI IN EUROPA E INTERNAZIONALI

  • In uscita: I programmi di scambio oltre ad essere un’esperienza di arricchimento personale, sono un tassello didatticamente rilevante nella carriera universitaria; per questo è importante continuare a promuovere programmi di doppia laurea e scambi con università prestigiose non solo in Europa ma in tutto il mondo. È inoltre necessario stipulare accordi con università estere implementando la possibilità di conseguimento di un doppio titolo e di accesso a programmi di ricerca e master finanziati dal MUR. Al Cnsu vogliamo continuare a lavorare affinché i CFU conseguiti dagli studenti durante il periodo all’estero, siano riconosciuti completamente dall’Ateneo a cui lo studente appartiene. Attualmente solo il 55% dei crediti viene riconosciuto interamente nelle università italiane, riteniamo che questo non incentivi uno studente a partire per un’esperienza formativa all’estero. Concretamente proponiamo di snellire il processo di conversione dei crediti conseguiti all’estero al fine di assicurare la convalidazione dei piani di studio svolti all’estero.
  • In entrata: Per aiutare gli studenti stranieri ad inserirsi nella comunità accademica italiana, proponiamo di offrire a questi ultimi la possibilità di sostenere gli esami in lingua inglese almeno per i primi mesi della permanenza in Italia. Sarebbe in ogni caso opportuno che il Ministero e i singoli atenei si impegnassero a promuovere l’istituzione di corsi di lingua italiana per gli studenti stranieri per consentire un graduale ambientamento linguistico e culturale.

TUTOR ERASMUS

Spesso è complicato gestire tutta la burocrazia necessaria per partecipare all’Erasmus. Per questo, vogliamo istituire una rete universitaria accademica di Tutor Erasmus. A questa, parteciperebbero gli studenti tornati dall’Erasmus, i quali, inquadrati in una collaborazione studentesca retribuita, potrebbero sia aiutare gli studenti che desiderano partire, sia seguire quelli che arrivano, nel loro impatto con una realtà di cui non hanno esperienza.

MAGISTRALI IN LINGUA INGLESE

Occorre continuare ad incrementare l’offerta di corsi di laurea magistrale in lingua inglese, favorendo da una lato la creazione di un ambiente di studio eterogeneo e dall’altro rendendo gli studenti italiani sempre più abituati ad un confronto internazionale. È necessario, però, che questa possibilità non incida negativamente sulla qualità della didattica, assicurando una buona preparazione linguistica del personale docente.

ORGANIZZAZIONE E TEMPISTICHE

Bisogna promuovere un iter burocratico di accesso ai bandi più snello e lavorare per coordinare le tempistiche di scambio ed Erasmus con le altre università europee, ad esempio per quanto riguarda le date di uscita dei bandi e i tempi di permanenza nei paesi stranieri. 

Proponiamo di formulare un provvedimento per armonizzare i crediti necessari per accedere alle graduatorie del bando Erasmus distinguendo tra lauree Magistrali e lauree Triennali; questa richiesta nasce dal fatto che in molti atenei è stato riscontrato il problema della sovrapposizione di iscrizione al bando Erasmus a causa di una determinazione poco chiara dei criteri di accesso.

ACCESSO ALL’INSEGNAMENTO

Ormai da più di dieci anni gli aspiranti insegnanti subiscono continui cambi di disciplina e stravolgimenti delle loro aspettative occupazionali. L’attuale sistema prevede l’ottenimento di 24 CFU, riguardanti discipline antro-psico-pedagogiche e le metodologie e tecnologie didattiche, e la successiva partecipazione al concorso per l’abilitazione. 

Ad oggi i concorsi si svolgono senza una cadenza regolare, aggravando la precarietà degli aspiranti insegnanti. Occorre una programmazione delle immissioni in ruolo così da garantire concorsi a cadenza annuale. Inoltre, proponiamo di rendere possibile la contemporanea iscrizione a diverse classi di concorso, attualmente non concessa, per dare più opportunità ai futuri docenti.

Negli ultimi mesi i Ministri di Istruzione e Università hanno manifestato la volontà di modificare nuovamente il sistema di accesso all’insegnamento. La riforma prevederebbe un’abilitazione ottenuta attraverso il conseguimento di 30 CFU in discipline psico-pedagogiche e 30 CFU di tirocinio. Nel caso in cui la riforma venga perseguita, lavoreremo per garantire un periodo transitorio per il passaggio dal sistema attuale al nuovo,

in modo che chi ha già ottenuto i 24 CFU non debba subire ulteriori rallentamenti alla sua immissione in ruolo. Oltre a ciò, occorrerà tutelare anche gli insegnati precari che hanno già svolto un servizio nelle istituzioni scolastiche statali e paritarie, equiparando queste ore ai CFU di tirocinio richiesti dalla riforma. 

Infine, tenuto conto che 30 CFU corrispondono a più di 600 ore di attività formativa, sarà necessario prevedere una forma di retribuzione per evitare che il tirocinio diventi, dal punto di vista economico, uno scoglio per gli studenti che desiderassero diventare insegnanti. 

FFO 

Si tratta del Fondo di Finanziamento Ordinario, ossia la principale risorsa economica degli Atenei. Attualmente il fondo ammonta a circa 8 miliardi di euro, somma che non è in grado di soddisfare le esigenze delle Università.

INCREMENTO DELLA QUOTA BASE

L’ammontare del FFO è ripartito attraverso una quota base, definita sulla base di un costo standard per studenti e una quota storica, e una quota premiale, stanziata quasi essenzialmente sulla base dei risultati della valutazione della qualità della ricerca compiuti da ANVUR. Data la condizione di attuale sottofinanziamento del sistema universitario, e considerata la mancata razionalizzazione dei costi di alcuni atenei, la sola quota base non è sufficiente alla copertura dei costi degli atenei. Sarà necessario, quindi, per evitare la chiusura di università in difficoltà sia valutare azioni di accorpamento, in un’ottica di lungo periodo, sia ridimensionare la quota premiale in funzione di quella base. Si garantirebbe, così, pari possibilità di servizi a tutti gli studenti degli atenei italiani evitando che la quota premiale risulti una manovra punitiva piuttosto che un incentivo.

RIPENSAMENTO DELLA QUOTA PREMIALE

Una volta soddisfatte le esigenze strutturali delle università, la quota premiale può risultare un utile strumento per tendere verso una crescita degli atenei e del sistema universitario nel complesso. È necessario però inserire la didattica, e non solo la ricerca, tra i criteri principali sulla cui base stanziare la quota premiale. Sarebbe in questo senso utile anche la creazione di un fondo che vada a premiare i dipartimenti che si distinguono per qualità della didattica.

NO-TAX AREA

I requisiti di reddito minimi necessari ad ottenere l’esenzione dalle tasse sono stati alzati negli ultimi anni fino a raggiungere la soglia dei 22.000€ di ISEE con sconti fino a ISEE 30.000€. In molti atenei italiani c’è però grande discontinuità fra chi ha un ISEE inferiore a 30.000€ e chi anche poco superiore, con contribuzioni che arrivano a variare di centinaia di euro per piccole differenze di reddito. Proponiamo di tutelare maggiormente gli studenti con un ISEE fino a 50.000€ stabilendo un valore massimo nazionale delle tasse universitarie per garantire loro una più congrua tassazione. 

Inoltre, proponiamo di allineare il limite della no-tax area ai requisiti per il DSU portandolo a €24.000 di ISEE. Questo per agevolare gli studenti che non possono accedere ai benefici del DSU perché non soddisfano i requisiti di merito.

MEDICINA

NUMERO CHIUSO E TEST D’INGRESSO

Il Diritto allo Studio racchiude in sé due fondamentali aspetti: la possibilità di decidere in merito alla propria formazione e la possibilità di ricevere nel percorso scelto un insegnamento di qualità. Per queste ragioni, è fondamentale programmare l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Il numero di studenti deve essere calcolato in base al reale fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale e alle possibilità delle singole Università di accogliere studenti e garantire una formazione di qualità. 

Riguardo le nuove modalità di accesso al Corso di Medicina riteniamo decisivo stabilire non più di due date all’anno per lo svolgimento del TOLC in modo da assicurare un livello di difficoltà analogo tra le prove senza moltiplicare eccessivamente i momenti per i quali lo studente si sente chiamato a prepararsi. La modalità di esecuzione del test che riteniamo affidabile rimane vincolata al mantenimento della presenza, non permettendo l’esecuzione della prova da remoto. 

DIDATTICA

È fondamentale che il contenuto della didattica erogata sia continuamente aggiornato a livello nazionale, sia in relazione al progresso della ricerca scientifica e all’evoluzione delle tecniche ritenute essenziali per la professione del medico sia in rapporto alle sfide di sviluppo del Sistema Sanitario presenti all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

FREQUENZA OBBLIGATORIA

Chiediamo che il Ministero dia un’indicazione a non mantenere la frequenza obbligatoria laddove sia presente, sottolineando l’importanza della propedeuticità di alcuni esami. Risultano evidenti da anni i limiti di una didattica fondata su numerose lezioni frontali. Esse risultano incompatibili con la frequenza dei reparti e con lo studio necessario alla preparazione degli esami, specialmente nell’ultimo triennio. 

LAUREA ABILITANTE

Il decreto Cura Italia, approvato durante la pandemia, ha stabilito l’abolizione dell’esame di stato per i giovani medici neolaureati, rendendo direttamente abilitante la laurea in Medicina e Chirurgia attraverso l’acquisizione dell’idoneità nel tirocinio pratico valutativo (TPVES). Il tirocinio pratico valutativo è diventato dunque un passaggio cruciale nel percorso di abilitazione alla professione. Per questo, considerato anche l’accelerato ingresso nel mondo del lavoro, è necessario che lo studente possa essere maggiormente coinvolto e accompagnato nella messa in campo del bagaglio di conoscenze apprese. Ad oggi sono ancora troppo limitate le occasioni per applicare le nozioni teoriche studiate.

Proponiamo per il TPV una graduale responsabilizzazione del tirocinante, mirata al raggiungimento di un gruppo di competenze essenziali da dover acquisire all’interno del percorso universitario. La definizione di tali competenze deve indicare le attività che lo specializzando è chiamato a saper svolgere autonomamente all’inizio della scuola di specializzazione. Per acquisirle, il TPV non può conformarsi al tirocinio curriculare osservativo, ma richiede l’applicazione delle conoscenze apprese seguite da un’attenta verifica. 

BORSE DI SPECIALIZZAZIONE

Dopo diversi anni di imbuto formativo che ha impedito a migliaia di laureati in Medicina e Chirurgia la prosecuzione del proprio percorso formativo a causa dell’insufficiente numero di borse di specializzazione a disposizione, nel corso di questo mandato, dopo numerosissime richieste e proposte di risoluzione del problema da parte del CNSU, si è finalmente assistito, attraverso i vari decreti straordinari approvati nel periodo emergenziale, ad un graduale aumento delle borse finanziate, fino al raggiungimento di una equivalenza tra il numero dei medici laureati e abilitati e le borse di studio a disposizione.

La prima conseguenza emersa è un sovraffollamento delle unità operative dove si svolgono le scuole di specializzazione e quindi una ridotta possibilità di apprendimento. Le soluzioni che proponiamo coinvolgono l’allargamento della rete formativa e, conseguentemente, una preparazione adeguata dei reparti che iniziano ad accogliere gli specializzandi. È necessario definire e fornire un modello di riferimento al fine di chiarire le modalità di insegnamento della professione.

Nel recente passato numerose borse assegnate venivano perse per la rinuncia da parte degli specializzandi. È necessario monitorare l’andamento di questo dato al fine di valutare il potenziamento dell’orientamento in uscita dal corso di laurea. In tal modo si limiterebbero lo stanziamento di fondi non utilizzati e il rallentamento della formazione di specialisti richiesti dal SSN.

PROFESSIONI SANITARIE

DURATA

La durata del CdL triennale è troppo breve per un adeguato approfondimento delle materie, i corsi ed i tirocini sono troppo sovrapposti e la qualità della formazione ne è inficiata. Inoltre questa organizzazione del corso ostacola l’internazionalizzazione, che infatti è una delle maggiori criticità del CdL. Proponiamo che sia aggiunto un quarto anno di corso così da garantire un maggior approfondimento delle discipline, una migliore distribuzione degli esami e una maggiore qualità delle attività professionalizzanti. 

L’introduzione di un quarto anno dovrebbe essere valutata, oltre che per i CdL di Infermieristica, anche per i CdL delle altre Professioni Sanitarie, valutandone le peculiarità specifiche.

ACCESSO

Inserire una prova unica e nazionale consentirebbe di competere per più sedi e più corsi contemporaneamente, rendendo la selezione più meritocratica. Il test d’ingresso per le Professioni Sanitarie, infatti, pur non essendo identico a livello nazionale, si svolge lo stesso giorno in tutta Italia, impedendo ad uno studente di sostenere la prova in sedi diverse e riducendo le probabilità di entrare nel corso di interesse, con la conseguenza di un elevato numero di abbandoni e di fuoricorso. 

RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI

Durante gli ultimi mandati sono emerse alcune problematicità sullo scopo del CNSU, sulla sua efficacia e sul suo collocamento all’interno dell’iter decisionale del Ministero. Non sempre è stato ascoltato e non sempre riesce a perseguire l’interesse degli studenti.

Questo per molteplici ragioni: in primo luogo, è evidente come l’instabilità politica dei governi in Italia non faciliti un rapporto costruttivo e di lungo periodo tra l’organo e il Ministro. In secondo luogo, è emerso evidentemente come l’interesse degli studenti non è sempre considerato di primaria importanza da chi governa il paese, e talvolta anche da chi governa l’Università.

Infine, le liste che negli ultimi tre mandati hanno espresso la presidenza, troppo spesso hanno cara un’azione di rappresentanza estremamente politicizzata e rivendicativa. Innumerevoli sono stati i pareri aprioristicamente contrari a qualsiasi proposta del MUR (a prescindere dalla bandiera politica del momento) e innumerevoli sono state le richieste semplicistiche di aumento strutturale dei fondi in qualsiasi direzione e di assistenzialismo con la perdita di qualsiasi visione meritocratica o di sostenibilità realistica e pratica.

Noi continuiamo a promuovere una visione totalmente diversa del rapporto tra l’organo studentesco (di cui conosciamo i limiti e i pregi) e le istituzioni ministeriali e parlamentari che le decisioni le prendono. Certi e inflessibili di fronte alle verità e alle idee che portiamo avanti, abbiamo cercato di coltivare un rapporto di dialogo e collaborazione con i più alti dirigenti del Ministero a prescindere dal loro colore politico ma in virtù dell’idea secondo cui se si vuole portare una novità, un miglioramento, una crescita reale all’Università non ci si può limitare ad urlare, a rivendicare, a contrastare ma è necessario ascoltare, correggere, proporre e dialogare.

Non ci siamo mai asserviti, esprimendoci fortemente contrari quando lo ritenevamo necessario ma smussando le nostre posizioni quando era più opportuno per il bene degli studenti e della comunità accademica

DIDATTICA

Negli ultimi tre anni, a causa della pandemia da Sars-Cov-2, il tema della didattica è divenuto sempre più centrale e urgente. L’avvento della DaD ha svelato tante problematiche presenti da tempo nel nostro sistema di insegnamento ma ha anche offerto un grande contributo in termini di revisione e aggiornamento dell’intero metodo didattico.
Sul tema noi ci siamo sin da subito mostrati molto grati nei confronti di tutti gli atenei italiani che sono stati, generalmente, molto celeri nell’adottare tutte le misure necessarie per dare continuità allo svolgimento delle lezioni e degli esami.

Dal momento in cui è stata nuovamente offerta la possibilità di tornare in presenza siamo stati tra i primi a esercitare pressioni su tutto il territorio nazionale perché ogni ateneo garantisse e favorisse questa possibilità a tutti gli studenti.
Riteniamo che nei prossimi anni non si debbano fare passi indietro per quanto riguarda la scelta di una proposta formativa incentrata sulla presenza fisica. Tuttavia, la sfida per il futuro sarà creare una sinergia tra gli strumenti della didattica tradizionale e le innovazioni portate dalla DaD, per migliorare l’offerta formativa nei nostri atenei. Per questo motivo bisognerà valutare attentamente quali attività didattiche sono più efficacemente svolte tramite metodi telematici e quali invece no, riadattando di conseguenza i sistemi di insegnamento.

INFRASTRUTTURE PER LA DIDATTICA

Riteniamo sia fondamentale che i futuri investimenti in edilizia universitaria, anche derivanti da risorse del PNRR, debbano essere finalizzati al supporto dell’attività didattica. Di seguito proponiamo alcune voci di investimento al fine di migliorare la qualità della didattica dei nostri atenei. 

  • Aumentare il numero delle aule e ampliare quelle già esistenti, al fine di permettere a tutti gli studenti iscritti al corso di laurea di seguire fisicamente le lezioni;
  • allo stesso modo, adattare i laboratori e le strutture finalizzate alla ricerca, al numero di personale ivi impiegato;
  • offrire agli studenti la possibilità di rimanere studiare nei locali dell’ateneo al di fuori dell’orario delle lezioni, attraverso la predisposizione di aule studio o biblioteche aventi una capienza che consideri l’elevato numero di studenti richiedenti;
  • prevedere degli spazi che siano adeguati anche alle attività di gruppo, considerate anche le diverse esigenze dovute alla natura delle attività sopra citate;
  • adibirle una parte degli spazi per postazioni computer personali, al fine di consentire agli studenti di effettuare videochiamate senza disturbare gli altri studenti presenti nella stessa stanza.

RAPPORTO DOCENTE-STUDENTE

La conoscenza si sviluppa a partire dal confronto con l’altro, dal rapporto fra maestro e allievo. Riteniamo che il confronto fra studenti e docenti sia un fattore fondamentale per una completa formazione, sia accademica che come persone. È necessario consentire ai professori di concentrarsi sulla didattica e abbassare il valore attuale del rapporto studente-docente, attualmente fisso a 31 studenti per docente. Per questo proponiamo di:

  • introdurre specifici corsi di formazione per i docenti. Attualmente, non è prevista, nel percorso che porta un laureato a ottenere una cattedra, nessuna formazione specifica in materia di didattica. Riteniamo che tutti i neo-docenti debbano essere introdotti, tramite corsi specifici e seminari, alle tecniche e metodologie didattiche, con particolare riferimento alla disciplina di afferenza del docente;
  • pubblicare un bando per finanziare attività di ricerca riguardo le modalità didattiche, le tecniche e le tecnologie, relative all’insegnamento delle diverse discipline. La nostra proposta è volta a incentivare l’approfondimento di metodi di insegnamento al fine di incrementare la qualità della didattica di ogni settore. Un simile finanziamento darebbe inizio ad un processo virtuoso di condivisione di tecniche e modalità innovative su tutto il territorio nazionale;
  • modificare artt. 6 co. 2-3 e 24 co. 4 della L. 240/2010 nella parte in cui richiede 350 ore di didattica per docenti e ricercatori a “tempo pieno”: secondo la normativa, infatti, i docenti e i ricercatori a “tempo pieno”, su 1500 ore di lavoro obbligatorie, devono destinarne 350 alla didattica; per docenti e ricercatori a “tempo definito” invece, su un totale di 750 ore di lavoro, richiede di destinarne rispettivamente 250 e 200 alla didattica. Il dato è evidentemente non equilibrato, se venisse alzata la soglia minima del personale a “tempo pieno” fino almeno a 400 ore, si consentirebbe a questi ultimi di concentrarsi maggiormente sulla attività dell’insegnamento;
  • rivalutare le figure del personale docente, quali professori di II fascia e ricercatori, affinché anch’essi siano coinvolti nell’attività di insegnamento; con il loro effettivo coinvolgimento il rapporto si abbasserebbe a 17 a 1.

AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA

Per ampliare l’attuale l’offerta formativa, crediamo che sia fondamentale concedere più libertà nella formulazione dei piani di studio dei corsi di laurea, così da permettere la creazione di percorsi, anche personalizzati, in grado di adeguarsi alle propensioni dello studente e alle richieste del mercato del lavoro che sempre più incentiva lo sviluppo di figure con competenze multidisciplinari e trasversali. Il PNRR prevede una riforma dell’ordinamento dei corsi di studio entro il 2023 dimostrando una volontà politica del MUR in questo senso e aprendo a una possibilità reale di modifica dell’attuale situazione. A tal proposito individuiamo due modalità con approcci differenti ma aventi uno scopo simile.

  • La creazione di percorsi integrati per ottenere contemporaneamente due lauree attraverso la collaborazione bilaterale tra gli atenei. In questo senso, è stata recentemente approvata una legge che abolisce il divieto di doppia immatricolazione, semplificando così la creazione di nuovi corsi di laurea interateneo;
  • L’introduzione dei percorsi di Minor Degree, già presenti nel panorama estero e in tanti nostri atenei, che offrono allo studente la possibilità di sostenere singoli esami appartenenti ad un Corso di Laurea differente da quello a cui è iscritto. Alla fine del proprio percorso di studi lo studente otterrà il Diploma di Laurea con Minor in un corso differente. È una modalità di semplice implementazione che però consente di formare laureati con una formazione più trasversale e personalizzata.

LAUREE ABILITANTI

La L. 8 novembre 2021, n. 163 ha reso abilitanti alle rispettive professioni i corsi di laurea di psicologia, veterinaria, odontoiatria, e farmacia e le i corsi di laurea professionalizzanti in professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, in professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali e in professioni tecniche industriali e dell’informazione. La laurea in medicina era stata già resa abilitante dal decreto “Cura Italia” a marzo 2020. 

Proponiamo, come già previsto dalla L 163/2021, che anche altri corsi di laurea diventino abilitanti, a partire da ingegneria e architettura, i cui rispettivi ordini professionali hanno già presentato domanda al Ministero affinché l’esame di stato possa essere eliminato. Inoltre, crediamo indispensabile un costante confronto con gli studenti riguardo all’attuazione di questa legge, con particolare riferimento al delicato adeguamento del corso di laurea in psicologia, che dovrà prevedere l’introduzione di 30 CFU di tirocinio, necessariamente a discapito di altri insegnamenti. 

TRASPORTI

Durante questi anni di rappresentanza, soprattutto a causa delle restrizioni per il covid, è emerso sempre di più il problema del costo della mobilità. Ora che le restrizioni, perlomeno sui treni, non ci sono più, troviamo ingiustificata e inadeguata la situazione trasporti, che ribalta i criteri della vita universitaria, ovvero disincentiva gli studenti sia alla vita universitaria in presenza sia alla scelta di un ateneo, magari lontano da casa, in base alla qualità. Proponiamo quindi l’Istituzione di convenzioni con la rete ferroviaria nazionale per agevolare gli studenti fuorisede