L’attuale crisi economica, politica e istituzionale coinvolge la vita di noi studenti.

• Sono sempre più numerosi gli universitari che, per potersi mantenere agli studi, sono costretti a lavorare. A causa dell’estrema esiguità dei finanziamenti il diritto allo studio – cioè il sostegno ai capaci e meritevoli, ma privi di mezzi – esiste ormai solo sulla carta.

L’università è più povera: il numero degli iscritti e dei docenti è sensibilmente diminuito. La situazione finanziaria è giunta al punto che le risorse statali, ridotte di quasi un miliardo di euro in quattro anni, sono inferiori alle spese.

Le prospettive occupazionali dei giovani cominciano a essere deprimenti in tutte le regioni.

Le legittime aspettative di migliaia di laureati rischiano di essere sistematicamente disattese e tradite. Un esempio – che ci ha visto in prima linea per la difesa dei più giovani – è il Tirocinio Formativo Attivo (TFA). La possibilità di conseguire l’abilitazione per 16.000 aspiranti insegnanti è stata ostacolata, e in alcuni casi vanificata, dai paradossali “quizzettoni” di accesso.

• La riforma 240/2010, dipinta come la possibilità di un radicale rinnovamento dell’università, a tre anni dall’approvazione sembra più che altro aver indebolito l’autonomia e il campo d’azione dei singoli Atenei.
In questa fase cruciale, per taluni la rabbia e la recriminazione sembrano essere l’unica possibilità, mentre altri sembrano preferire tirare a campare ignorando i problemi.

Bisogna per forza optare tra la ribellione sterile e settaria, da una parte, e l'individualismo e il disinteresse, dall’altra?

No, si può scegliere di esserci, cercando di affrontare di giorno in giorno, costruttivamente, «le sfide e le prove che abbiamo davanti, più che mai ardue, profonde e di esito incerto» (G. Napolitano). Per l’esperienza che viviamo, l’Università è un luogo in cui giocare fino in fondo la nostra responsabilità, verso di noi e verso il Paese, nel riconoscimento che l’altro, anche se la pensa diversamente, è innanzitutto un bene.

Continuando a impegnarci nel CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari) non ci illudiamo certo di riuscire a risolvere, con un colpo di bacchetta magica, i problemi e le criticità della situazione attuale. Ci disponiamo però a lavorare, come in questi ultimi tre anni, senza utopismi e senza scoraggiamenti, a partire dal quotidiano confronto con i problemi specifici dei nostri Atenei, cercando di sfruttare tutti gli spazi di miglioramento percorribili e di difendere ciò che di positivo esiste.

Le elezioni del 21 e 22 maggio per il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari sono la prima occasione di cogliere questa sfida e offrire il nostro contributo, desiderosi di collaborare con chiunque.

Negli ultimi anni il finanziamento per il diritto allo studio è stato discontinuo e non ha garantito l’effettiva erogazione di borse di studio a tutti gli studenti considerati idonei. Innanzitutto occorre riformare il sistema: oltre agli importi delle borse di studio, è necessario rivedere i criteri di assegnazione, lasciando agli studenti la massima libertà sulle modalità di spesa del premio ricevuto. Altrettanto sconfortante è l’incapacità di provvedere a un’adeguata copertura dei servizi di alloggio e ristorazione. La situazione attuale è lontana anni luce dagli standard europei: in Italia il 4% degli studenti beneficia di alloggi, contro l’11% della Francia e il 13% della Germania. Gli sporadici investimenti privati sono stati sistematicamente disincentivati dalle spietate tassazioni imposte a studenti, imprese e università. Negli ultimi mesi, grazie al lavoro dei nostri rappresentanti al CNSU, è stato istituito un fondo di 11 milioni di euro per favorire l’erogazione di borse di studio da parte di privati. È un primo passo. In questi anni, in tutte le occasioni che si sono presentate, abbiamo difeso il “Diritto allo studio” come mezzo per promuovere il merito degli studenti e aumentarne le opportunità; ma la strada che ci separa dall’obiettivo è ancora molto lunga.

Nell’ultimo triennio abbiamo lavorato molto sulla valutazione della didattica. Dal 2010 si è insediata l'ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) con il compito di valutare la qualità dei nostri Atenei. Abbiamo partecipato ai lavori per l'individuazione di un sistema di valutazione della didattica il più possibile vicino alle reali esigenze degli studenti. Nel futuro immediato il nostro contributo di studenti sarà fondamentale per avviare il nuovo processo di valutazione e accreditamento (AVA), al quale spetterà di esaminare tutti i corsi di studio dei nostri Atenei. Al termine della valutazione avranno diritto ad esistere solo quelli giudicati positivamente. Non è possibile pensare di migliorare l’offerta delle nostre università senza che siano individuate tutte le criticità e valorizzati gli esempi virtuosi. Chi meglio degli studenti che vivono in università tutti i giorni può collaborare in questa direzione? Solo entrando nel dettaglio delle situazioni, dai singoli corsi di studio fino all’ente universitario nel suo complesso, è possibile contribuire alla crescita dei nostri atenei.

Le nostre Università non possono più prescindere dalla necessità di offrire una formazione attenta al confronto con i migliori Atenei esteri. Occorre sfruttare la ricchezza del mondo universitario internazionale, senza che questo significhi omologarsi o subordinarsi agli altri, rinunciando alle nostre eccellenze. L’internazionalizzazione non può risolversi nell’aggiunta di qualche corso “esclusivo” né può ridursi all’aumento di studenti e di corsi in lingua straniera. Essa rappresenta un’occasione per i nostri atenei di ripensare e sostenere la qualità della didattica e della ricerca – che in Italia già raggiunge non di rado livelli molto elevati –, rafforzando la capacità di attrarre docenti e studenti stranieri, di intrattenere rapporti di mutuo scambio con i migliori dipartimenti in Europa e nel mondo, di condividere progetti di ricerca e di creare opportunità di studio all’estero per gli studenti italiani. Ci impegneremo per facilitare l’accesso ai fondi Erasmus, favorire il riconoscimento degli esami sostenuti all’estero, incentivare la chiamata di visiting professors e prevedere l’erogazione di un finanziamento premiale per gli Atenei maggiormente internazionalizzati.

L’università è nata e continua a esistere grazie alla presenza di docenti e studenti che, pur tra le tante difficoltà, investono in essa creativamente tempo ed energie. Da qui trae origine la molteplicità di iniziative, incontri, seminari, convegni, che accompagnano la normale attività didattica e di ricerca dei nostri atenei. Continueremo a sostenere e tutelare i singoli studenti e tutte le associazioni studentesche che, con atteggiamento critico e costruttivo, approfondiscono le materie di studio e arricchiscono la didattica dei nostri Atenei con le loro iniziative. Sempre più spesso le istituzioni universitarie ostacolano la libera formazione di associazioni e lo svolgimento di tali iniziative, disincentivando qualsiasi forma di coinvolgimento propositivo degli studenti. Ma se l’università intende rimanere un luogo formativo di personalità creative e critiche è fondamentale sostenere tutte le forme costruttive di protagonismo degli studenti. Ci impegneremo perché questa possibilità sia garantita a livello nazionale.

Dopo l’abolizione delle vecchie SISS, la nuova strada per l’abilitazione all’insegnamento, i Tirocini Formativi Attivi (TFA), si è rivelata più tortuosa del previsto. Infatti, nel settembre 2011, le prime stime ministeriali avevano previsto solamente 3.000 posti per i nuovi TFA, una cifra nettamente inferiore al reale fabbisogno di nuovi docenti, stimato in circa 18.000 unità. Migliaia di aspiranti docenti vedevano la propria strada sbarrata. Per questa ragione, il Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio si è fatto promotore di appellogiovani.it, una petizione in difesa delle future generazioni di insegnanti. Il documento, sottoscritto da migliaia di persone, tra i quali autorevoli esponenti del mondo dell’istruzione e della società civile, ha convinto il Ministero ad aumentare il numero dei posti fino a 16.000 unità. Grazie ad appellogiovani.it migliaia di aspiranti insegnanti hanno potuto concorrere all’abilitazione. Tuttavia le selezioni per i nuovi TFA hanno presentato diversi punti critici. Riteniamo, come abbiamo denunciato la scorsa estate, che i paradossali quiz di ammissione e le modalità di accesso debbano essere rivisti completamente. Inoltre, nella pianificazione dei corsi e dei tirocini, eccessivamente costosi, è opportuno valorizzare il percorso di studi già compiuto dagli aspiranti insegnanti. Il nostro impegno prosegue per l’attivazione e la prosecuzione dei corsi abilitanti all’interno dei singoli Atenei, consapevoli di trovarci in una situazione precaria, che dovrà essere radicalmente riformata per garantire ai giovani la possibilità di svolgere la professione di insegnante.

La crisi economica che l’Italia attraversa dal 2008 coinvolge drammaticamente la vita di tutti i nuovi laureati. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli desolanti: un aumento del 43% negli ultimi quattro anni per i laureati under 35 e la stima di 200.000 diplomati disoccupati nel 2012. Nella situazione attuale il titolo di studio non garantisce più un posto di lavoro. Per questa ragione sono più che mai necessarie politiche che favoriscano l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. L’università è chiamata ad arricchire la propria proposta formativa, favorendo percorsi di studio con stage, master, soggiorni all’estero e una partecipazione costruttiva alle proposte provenienti dall’associazionismo studentesco. Solo in questo modo sarà possibile incontrare le esigenze del mondo del lavoro. Esistono diversi esempi d’integrazione virtuosa tra l’università e il mondo del lavoro, come i modelli di placement e lo svolgimento di stage in azienda durante il percorso di studi. Ci impegneremo per favorire tutte queste esperienze positive e per cercare nuove vie in questa direzione.